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La fiera dell’immaginazione – Impressioni dalla Bologna Children Bookfair 17
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La fiera dell’immaginazione – Impressioni dalla Bologna Children Bookfair 17

Come ogni anno arriva la primavera e con il profumo dei tigli si apre anche la Bologna Children’s Bookfair, ovvero la più importante Fiera del Libro per l’infanzia al mondo.
Gli spazi della fiera si popolano per qualche giorno di creature fantastiche, di discorsi strampalati, di libri coloratissimi e di frotte di esseri umani molto particolari, che han scelto la fantasia e l’immaginazione come territori di lavoro. Un po’ come Totti ha scelto un campo di prato, loro han scelto gli spazi potenzialmente infiniti del creare storie e immagini per bambini e adolescenti.

 

Come ogni anno mi sono tuffato, anche se per un solo giorno, in questa ridda più pacifica che selvaggia, e queste sono le impressioni che ho avuto e le riflessioni che mi sono venute da fare.

 


 

CHI SONO I BAMBINI?

Quando sei dentro la fiera te lo chiedi davvero: i bambini non ci sono, sei immerso in un mare di adulti, la maggior parte di sesso femminile, e ti chiedi chi siano i veri bambini…
Le statistiche sulle vendite dei libri in Italia danno il settore dei libri per l’infanzia in forte crescita, mentre il numero dei lettori in generale si riduce. Non esiste, però, una statistica sull’età degli acquirenti: si presuppone che un libro per l’infanzia sia acquistato e fruito da un bambino, eppure girando per la fiera viene il dubbio che non siano solo le mamme e le nonne e le zie a comprare libri per bimbi e bimbe, ma che siano degli adulti, in particolare giovani, che mantengono un contatto con questo tipo di prodotto editoriale.

 

L’impressione è che grazie all’albo illustrato stia nascendo una sorta di nuova letteratura disegnata che, di pari passo con la crescita in qualità “letteraria” del mondo del fumetto e del graphic novel, sta creando un modo di fare letteratura rivoluzionario, non più legato alle sole parole ma alle immagini.
Il crescere dei linguaggi visuali, non è un segnale di regresso – come dicono alcuni – , ma di un nuovo progresso, in cui l’importanza delle parole è messa in dubbio e gli occhi, la visione, l’immaginazione tornano a diventare sovrani della nostra esperienza.

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Illustrazione dalla Mostra degli Illustratori

 


A NEW LOOK

Dopo l’imbarazzante epic-fail grafico-pubblicitario dello scorso anno, la BCBF è corsa ai ripari, mostrandosi organismo intelligente e competente.

Finalmente si è sfruttato ciò che forse dà più lustro alla fiera, ovvero l’illustrazione (il gioco di parole è voluto), la vera anima colorata, variopinta e bizzarra dei padiglioni.

 

Si è deciso quindi di affidare l’identità visiva dell’evento a Chialab, storico studio di progettazione italiano, specializzato nella comunicazione della cultura e dell’arte, e già protagonista per molti anni dell’identità della Children’s Bookfair.

 

Il risultato è notevole e il sistema “icastico” creato grazie alle splendide immagini del giovane illustratore Daniele Castellano funziona alla perfezione. Finalmente entrare alla fiera ha un che di magico e quella colorata chimera mi richiama alla mente la sensazione che si doveva avere entrando in qualcuna di quelle città fantastiche dell’antichità: se è azzardato paragonarlo alla meravigliosa porta di Babilonia, almeno lo si può paragonare ad uno dei tanti ingressi decorati, protetti da divinità animali, che ancora resistono in molte città italiane.

Finalmente un vero portale di ingresso in un mondo di immaginazione.
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Queste sono le parole con cui Chialab spiega il progetto:
“La sfida è stata ardua, ma subito è emerso che per raccontare e rappresentare la macchina espositiva e culturale della Bologna Children’s Book Fair una sola immagine non sarebbe bastata: occorreva un sistema di immagini collegate in qualche modo tra loro.

Tutta l’identità si sarebbe giocata tra un’immagine icastica, unica e memorabile e una serie di sue declinazioni, […] Abbiamo cercato di costruire questo sistema di trame, ci siamo persi tra singolarità e pluralità, abbiamo fatto innumerevoli prove di interazione tra tipografia e illustrazione, abbiamo indagato che cosa lega un gruppo… e poi è arrivata la chimera. L’intuizione di Daniele Castellano ha messo in fila la strategia, il dialogo tra i linguaggi e la flessibilità di utilizzo.


La chimera ci ha permesso di raccogliere in un corpo unico l’anima fondante che costruisce Bologna Children’s Book Fair e contemporaneamente, attraverso le singolarità delle 5 creature fantastiche che la compongono, dare voce e identità alle storie, ai contenuti, ai mondi immaginari che abitano la manifestazione.
La chimera offre a editori, illustratori, agenti, giornalisti, operatori del settore un’interpretazione figurativa e memorabile di questi luoghi. La chimera parte da un’esperienza visiva per consolidarsi nella memoria dei visitatori la Bologna Childen’s Book Fair come un luogo speciale del progetto dell’immaginario”.

 

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ELEGANZA E FORMALISMO

La mostra degli illustratori è da sempre uno dei fiori all’occhiello della manifestazione: quest’anno è esposta con un nuovo allestimento orizzontale, in cui le immagini giacciono sui tavoli (purtroppo sotto i riflessi delle luci, diventando così difficili da fotografare).

Migliaia di illustratori da tutto il mondo mandano i propri lavori, ma solo 75 vengono selezionati, soltanto il 5%, mentre tutti gli altri restano esclusi: un terno al lotto che vale la pena però di giocare. Essere selezionati vuol dire molto per un illustratore: significa con molta probabilità vedersi pubblicato un libro (di cui le immagini selezionate dovrebbero fare parte) e avere una visibilità mondiale irripetibile e irraggiungibile in altro modo.

 

Il livello quindi è molto alto e il lavoro della giuria è sempre arduo. Le opere scelte sono sia una fotografia di quello che è il panorama dell’illustrazione mondiale sia una ovvia interpretazione soggettiva dei giurati.

Da illustratore, devo dire che quest’anno più degli altri anni, si nota una continuità tra gli illustratori selezionati e il mondo dell’illustrazione tout-court. Non sembra più esserci differenza tra gli illustratori per l’infanzia e quelli che lavorano per il mondo degli adulti. Si è persa – per fortuna – quell’idea di artisticità esibita, e non sempre efficace, che per un vezzo pedagogico viene da anni usata nell’illustrazione per l’infanzia, andando invece incontro a ciò che è moderno,diffuso e di tendenza,  più in linea con i tempi che viviamo.

 

Questo ha dato vita ad una selezione che sembra perseguire la ricerca di una calma essenzialità, di un bisogno di quiete (molti spazi bianchi, colori tenui, figure viste da lontano), e che risulta elegante e molto formale, bella ma misurata.

L’altro lato della medaglia è che non c’è anarchia, c’è poco scompiglio, la rivoluzione pare sedata. Ma forse è giusto così.
Ed è rilassante vedere come l’horror vacui sembri essersi un po’ quietato.

Riporto le impressioni di due giurati

A volte penso che ci siano davvero troppi libri sui sentimenti… mi hanno un po’ stancato. Penso che un libro non abbia lo scopo di “educare” le persone, ma semplicemente di raccontare una storia della quale poi possiamo discutere insieme.
Paula Jarrin

 

Un criterio principale: la qualità, avendo ben presente che la qualità è indefinibile… Un altro criterio adottato: la profondità. […] Qualità e profondità hanno abbastanza poco a che fare con le “mode”, comunque.
Guido Scarabottolo

Teng YuVernic VendiSiuda TinaSerra AdolfoJoo Yeon Gyong

 


 

IL MURO DEGLI ILLUSTRATORI

La BCBF quest’anno ha dato più spazio al caotico muro degli illustratori, sorta di spazio planctonico in cui si fa di tutto per emergere, in una lotta spesso terribile di sovrapposizioni, cannibalismi, megalomania, furberia, dove si perde l’aplomb che si ritiene tipico degli illustratori.

 

La mia impressione – veloce e imparziale come tutte le impressioni – è che ci sia poca originalità. Forse il livello medio degli illustratori si è alzato, ma sembra che non vada di pari passo con una capacità di approfondimento e di raffinatezza di pensiero. È come se molti illustratori fossero dei buoni ginnasti e preferissero la palestra alla biblioteca.
Come se  i muscoli delle dita contassero più della creazione di una seria, profonda e ricca cultura personale.
(Ma è solo un’opinione molto personale frutto di un’impressione fugace)

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GLI ILLUSTRATORI E IL MURO

La BCBF è soprattutto il luogo di incontro degli illustratori: arrivano da tutta Italia e da mezzo mondo, non solo per mostrare i propri lavori ma anche per tessere relazioni o semplicemente riunirsi e incontrare colleghi.

 

L’impressione è che alcuni illustratori facciano muro, siano una sorta di argine al nuovo che avanza, ma non solo.
Che facciano argine. E basta.
Così, tanto per farlo.
E il mercato dell’illustrazione non è certo l’inarginabile Nilo, ma un più modesto Serchio che soffre per la siccità e per qualsiasi scherzo del tempo.

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Si ha l’impressione che alcuni illustratori si accalchino e ridondino su posizioni obsolete o peggio utilitaristiche. Ognuno a tirar l’acqua al proprio mulino: la formazione, la vendita, la difesa del proprio orto, la difesa dello status-quo.
E che i giovani illustratori o semplicemente gli emergenti, i non-affermati, i meno visibili, i provinciali, siano in balia di tutto questo muoversi scomposto, tra l’essere fan (e fare la giusta fila per farsi firmare un libro da Mattotti o dalla Alemagna, tanto per citarne tra i più noti) e l’essere affamato, sempre in cerca più di contatti che di lavoro, sapendo che sono i contatti a fare, molto spesso, il lavoro.

 

Eppure sembra che la maggior parte degli illustratori del resto del mondo che pullulano in fiera – api sui fiori di primavera – non siano interessati agli stand per illustratori, specie quelli italiani. Sono interessati di più ai committenti (gli editori) o ad altri illustratori più bravi di loro.

 

A me, ma solo a me che d’altronde sono provinciale e non sono affermato (da cui qualcuno concluderà che sono invidioso e biliare, scrivendolo nei commenti o serpeggiandolo a qualche conoscente), fanno quest’effetto alcune dinamiche che non sono proficue per il mestiere di illustratore e lo frustrano più di quanto non lo faccia già il mercato.
Invece di esaltarlo. E così solo il pubblico, anche quello ridotto e personale dei Social, diventa il metro per misurare la propria efficacia.
E  a questo punto si dovrebbe parlare proprio dell’incapacità di molti committenti di guidare l’illustrazione verso il pubblico, non per assecondarlo, diamine!, ma per vendere di più, posto che le strategie di marketing, il conservatorismo, il riciclare non sempre danno buoni frutti.
Che sia colpa degli illustratori stessi che dicendo di educare non hanno educato, al massimo edulcorato?

 

 

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PER CONCLUDERE, ECCO I PUNTI DI LUCE

La fiera è una specie di aurora boreale dell’immaginazione, uno spettacolo unico al mondo che si ripete solo per pochi giorni e lascia estasiati e ispirati. Ogni volta che vado a Bologna alla BCBF torno a casa arricchito e ispirato (e ogni tanto riacceso nella vena polemica, da buon toscano che sono).

 

Quindi voglio citare quelli che sono stati per me i maggiori sprazzi di luce della mia breve giornata in Fiera.

  1. Guido Scarabottolo
    è uno dei pochi filosofi che abbiamo nell’illustrazione italiana, un vero e proprio pensatore per immagini; ieri la sua agorà era composta da un pubblico attentissimo coinvolto in un workshop che lui guidava con voce calma e parole non scontate.
    Il suo lavoro è stato candidato dall’Italia per il premio HC Andersen del 2018, massimo riconoscimento mondiale, sorta di Nobel per la letteratura d’infanzia.
    Mi sono appuntato una sua frase, anche per nutrire la filosofia personale che uso per il Corso di Disegno Brutto:“il disegno fatto a mano ha una sua onestà e una sua etica, dichiara subito il suo essere un’opinione.
    Non è come la fotografia che pretende di essere realistica”IMG_20170404_135220
  2. Isabelle Arsenault
    i libri che lei illustra sono bellissimi; l’ultima fatica editoriale è incentrata sull’artista Louise Bourgeois, enigmatica e affascinante figura di artista donna, tra l’altro disegnatrice profondissima (di disegni fatti-a-mano).
    Da visitare assolutamente la mostra dell’Arsenault “Le Meraviglie”, in città al Museo della Musica (qui maggiori informazioni).arsenault
  3. i padiglioni stranieri, specie quelli asiatici, per compiere un fantastico giro del mondo in poche ore. Fare il Phileas Fogg e abbandonarsi al viaggio salgariano dentro alle culture dell’altro mondo è un’esperienza che di per sé vale la Fiera.
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    Dallo stand dell Indonesia

     

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    Dal bello e orgoglio stand della Repubblica Ceca

     

     

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    Nel centenario della Rivoluzione d Ottobre come se Novembre non fosse mai arrivato – stand russo graficamente fantasmagorico

     

  4. Case editrici che mi han colpito
    Oltre ai soliti nomi italiani (Orecchio Acerbo, quest’anno vincitore di un meritato premio, e i Topipittori, veri promulgatori culturali e gran coltivatori di immaginario), mi è piaciuto più del solito lo stand Corraini, che ormai da anni non è più solo Munari, ma spazia, con produzioni esemplari che sfruttano una grafica essenziale bellissima, da Guarnaccia a Glaser, passando da John Cage e Keri Smith (lo scorso anno ho amato particolarmente il libro delle balene, come ibrido quasi perfetto tra libro scientifico e illustrato).
    E poi Terre di Mezzo con un ricco catalogo di libri sempre più belli, il Leone Verde con i suoi pochi ma buonissimi (e le illustrazioni de Il Vento di Simone Rea selezionate per la mostra illustratori) e Kite Edizioni perché persegue tenacemente la sua idea di albo illustrato, al di là di quelle che sono le mode.
    La troppa fretta dei miei passi mi ha fatto perdere altri stand ed eventi interessanti, ma è il prezzo di stare un solo giorno in fiera…

 

L’invito è quindi di andare fino a domani a Bologna e buttarsi nel mare della Fiera o al massimo prendere le briciole che resteranno nei giorni a venire, tra workshop e mostre e assaporarle con calma.
E di tornarci ogni anno, finché le gambe e l’immaginazione reggono.

Que viva Bologna!


Per sapere come era andata a Bologna negli anni scorsi:
Gli illustratori per bambini (BCBF 2016)
Guida per introversi e imbranati (BCBF 2015)
L
‘illustrazione per l’infanzia: un bellissimo imbuto (BCBF 2014)
In giro per la fiera del libro (BCBF 2014)
L’illustrazione salverà il mondo (BCBF 2013)
Mi scuso ma alcuni articoli dopo il grande collasso del blog della scorsa estate non sono più impaginati benissimo…

 

 

4 Comments
  • Miki Spigarolo

    Ciao Shivu, grazie per il tuo articolo che mi ha ricordato quello che quest’anno ho sentito assente alla mia giornata di visita alla BCBF: l’entusiasmo. La vita di tutti i giorni quest’anno ha affievilito più degli altri la capacità di guardare con quegli occhi altri che sono dello scrittore-iillustratore (che non riesco a distinguere nel mio story-telling) e tu me l’hai fatto ricordare 😃 Bell’analisi della fiera che condivido. Quest’anno trovare posto sul muro degli illustratori è stato un delirio: alle 11:00 del primo giorno era già saturo, un sintomo dell’atteggiamento che descrivi ne “gli illustratori e il muro”?

    6 aprile 2017 at 7:52 Rispondi
    • shivu

      Si, quest’anno si respirava più entusiasmo. Riguardo agli illustratori, il muro ha una vita e delle leggi tutte sue. Grazie

      6 aprile 2017 at 8:45 Rispondi
  • Diversamente blogger

    Bellissimo articolo!! Da bibliotecaria appassionata di albi illustrati e grafica concordo in pieno!

    6 maggio 2017 at 9:51 Rispondi
    • shivu

      grazie per il commento, mi fa piacere che tu abbia apprezzato: è un punto di vista personale, e forse polemico in alcuni passaggi, ma è davvero quello che ho percepito stando in Fiera.

      6 maggio 2017 at 10:11 Rispondi

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