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Ladri di copertine
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Aaron Westerberg-11

Ladri di copertine

“la ferocia e la cattiveria dimostrate da persone ignare di tutta la questione nei confronti di professionisti che ogni giorno lavorano con dedizione e onestà, ci spaventa e intristisce terribilmente.”
Un’editore dopo aver utilizzato senza permesso un dipinto per la copertina di un libro.

“Sono criminali che rubano dagli artisti”
L’autore del dipinto dopo aver scoperto il fatto

 

ladro s. m. (f. -a) [lat. latro (-onis)]. – 1. a. […] chi si appropria indebitamente di beni altrui […]
dal dizionario Treccani

 

In queste tre frasi si riassume un fatto esemplare successo in questi giorni.

 

Schermata 2017-01-25 alle 19.35.49

Prologo
Un artista americano ha un sito web dove mostra i suoi dipinti – molto belli tra l’altro; una casa editrice italiana vuole cambiare la copertina di un romanzo molto importante che uscirà a Dicembre.

La piccola casa editrice sceglie l’immagine di un dipinto trovato sul web e decide di usarla per la copertina, citando l’autore dell’immagine nelle note di copertina. In questo modo, crea l’illusione che l’autore dell’immagine abbia dato il suo consenso e che l’utilizzo sia legale

 

Narrazione
Siamo intorno al 20 di gennaio. Il pittore in questione, avvertito da qualcuno dei suoi 13000 fans su Facebook o da un amico, viene a sapere che un suo dipinto è stato utilizzato da una casa editrice italiana.
Non ne sa niente, nessuno lo ha contattato.
Scrive alla casa editrice per avere spiegazioni. La casa editrice risponde in modo evasivo, dicendo che per vari motivi hanno ritardato a contattarlo, ma che lo avrebbero fatto. Si dice che è colpa delle vacanze natalizie anche se sono finite da 20 giorni.
Un libro che esce a dicembre probabilmente è pronto ad ottobre per essere presentato ai distributori.

Il pittore americano allora si sente derubato e posta su Facebook tre righe abbastanza incazzate. E dà del criminale all’editore.
Gli americani hanno un codice morale molto più rigido di noi italiani.
La casa editrice viene sommersa da commenti schifati, recensioni negative e tutto quanto è possibile fare sul web per riparare un torto.
A questo punto, la casa editrice scrive un post di giustificazione, arrabbiandosi per essere stata male apostrofata. E dicendo che addirittura pagherà più di quel che deve (?!). Nessun accenno di scusa per il comportamento non corretto.

Epilogo
Probabilmente il pittore americano passerà per vie legali. Anche perché è nel suo diritto e potrebbe costringere l’editore a ritirare dal mercato i libri, dato che è stata utilizzata una sua opera senza chiederne il permesso.
E l’editore in questione rimedia una misera figura.

 

Uno dei tanti commenti

uno dei tanti commenti sulla pagina Facebook dell’editore

Ci sono alcuni aspetti interessanti in questa vicenda che aprono la strada a discussioni più ampie.

  1. La reperibilità di immagini in alta definizione sul web
    L’immagine in questione si trova in dimensioni adatte alla copertina, viene scaricata e utilizzata.
  2. Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi, specie sul web
    Il tanto vituperato e generalizzato “popolo del web” è molto vigile e soprattutto si insinua dovunque. Sempre più spesso chi usa illegalmente opere di altri viene scovato.
  3. La pezza è peggiore del buco
    La difesa dell’editore è molto debole, con punte di ridicolo. Siamo dalle parti dell’italiano medio incarnato da Alberto Sordi, che prima la fa e poi si giustifica cercando di minimizzare o di passare per vittima.
  4. Quante copertine sono fatte così?
    Già, viene il dubbio che per un furto scoperto, ce ne siano tanti altri mai scoperti…

La questione dell’utilizzo delle immagini è una questione importantissima: il Congresso Americano anni fa ha provato a delegittimare gli autori di immagini, facendo passare il diritto di autore in diritto di utilizzo. Ma per fortuna, e grazie anche al prode Brad Holland, non se ne è fatto niente (questa la pagina dell’associazione).
Le Corporation spingono per un libero utilizzo di tutto ciò che è disponibile, in modo da massimizzare il loro profitto e annullare il guadagno di chi crea. Se l’agricoltore non è più proprietario dei semi che deve seminare, diviene schiavo di chi li possiede (brevettandoli), con il rischio di perdere addirittura il diritto alla sopravvivenza. Ovvero non può più far produrre il seme alla pianta, ma deve comprarlo per ogni semina.
Così è come va il mondo, o almeno così è come alcuni vogliono farlo andare.

Il comportamento della casa editrice è figlio di questo pensiero: si utilizza ciò che è disponibile. Non paghiamo, ma citiamo la paternità dell’autore così non possono legalmente accusarci di appropriazione indebita. Nel caso, paghiamo.
Ma quanto paga per una copertina un editore come questo ?
Probabilmente dai 400 ai 1000 euro. Non di più.
Dunque davvero il prezzo è troppo alto da pagare?
Rispetto alla figuraccia che si fa?
E che rischia di divenire l’ennesimo Epic Fail?!

Schermata 2017-01-25 alle 19.37.45

 

Il comportamento dell’editore è figlio di una maleducazione all’uso delle immagini.
Molti (non gli editori però, che sanno come va il mondo) credono che si possano usare senza chiedere il permesso, che l’autore le diffonda per beneficenza, che i proprietari siano Google o Facebook, o semplicemente che non esistano.
A meno che non si pensi che tutti i pittori bravi siano morti da un pezzo e che quindi le immagini siano fuori da diritti…

Il concetto deve essere chiaro: nel settore commerciale si paga per quel che si usa.
E l’editoria fa commercio (a volte anche cultura).

In Italia l’Associazione Autori di Immagini (ex Associazione Illustratori) segue tutte le questioni legali legate all’utilizzo delle illustrazioni e delle opere d’arte, ma la situazione in Italia è ancora problematica.

 

MORALE
Il web permette di “risolvere” molte di queste situazioni con la forza della sommossa popolare, con la veemenza della piazza. In questo caso però non si è trattato dell’attacco sconsiderato del fantomatico “popolo del web”, fatto di troll, frustrati e attaccabrighe, ma di quella giustizia popolare che ogni tanto rimette le cose a posto.

Altrimenti varrebbe l’adagio del buon Dario Fo.

“sempre allegri bisogna stare,
ché il nostro piangere fa male al re,
fa male al ricco e al cardinale,
diventan tristi se noi piangiam”


La casa editrice è Fazi Editore
L’artista è Aaron Westerberg

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