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Freelance, lo sai chi sei? Sei un essere libero!
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Freelance, lo sai chi sei? Sei un essere libero!

“L’unico vero artista impegnato è colui che, pur non rifiutando di prendere parte alla battaglia,
almeno si rifiuta di entrare in un esercito regolare e resta un freelance”
Albert Camus

Freelance è una parola bellissima. Basta confrontarla con libero professionista di cui è sinonimo. Non c’è paragone. Nella parola freelance si sente lo slancio per un volo in alta quota,  c’è il vento freddo sulla faccia, la Terra vista dall’alto e il piacere di godersi la vita così com’è.

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Purtroppo in Italia il termine freelance viene sempre di più usato (dai giornalisti almeno) per indicare una condizione lavorativa instabile, di precariato e di dipendenza non esplicitata: sono le false Partite IVA , che secondo alcune statistiche nel nostro paese riguarderebbero da 500.000 a quasi 1 milione di persone (considerando anche co.co.pro e altri contratti atipici), le quali guadagnerebbero poco più di 1000 euro al mese. Seguendo la metafora di Camus sui freelance e la guerra, la si può definire un’armata Brancaleone, errabonda e derelitta…

Eppure non dobbiamo dipendere dalle definizioni degli altri. E nemmeno farci abbattere. Ci si deve riappropriare con orgoglio del significato di questa parola: che significa fondamentalmente essere LIBERI di fare progetti con chi vogliamo. E di godercela questa libertà!

È vero: alle volte la libertà è apprezzabile solo se la si mette in confronto ad una condizione di restrizioni. Se non si è provato la condizione opposta è difficile da apprezzare. Quindi fate sempre uno sforzo e provata ad immaginarvi  impiegato o operaio, a timbrare il cartellino 2 volte al giorno, costretti a dover fare un resoconto dettagliato (ai 5 minuti) di ciò che si è fatto durante la giornata lavorativa, a non poter rispondere al telefono, a non poter indossare i pantaloni corti d’estate e tanto altro.
Alcuni si sentono più protetti a lavorare in questo modo, con qualcuno che dice cosa e come fare. Ed è naturale che sia così.
Infatti i lavoratori autonomi in Italia non superano il 1.500.000 di anime – una percentuale minima della forza lavoro -, e a seconda degli anni e delle statistiche sono pure molti meno.

Quindi questa libertà lavorativa non non piace a tutti, anche perché include un sacco di oneri: farsi promozione, cercare clienti, gestire il proprio tempo, il proprio lavoro, gestire crediti e debiti.
Tutte cose di cui ammalarsi se non si è grado di sopportarle.

La libertà è una scelta, non è una costrizione. Se la scelta di essere liberi la viviamo come un peso, vuol dire che abbiamo sbagliato qualcosa. E dobbiamo lavorare su noi stessi per liberarci di qualcos’altro.

Il bello dei freelance

I freelance sono necessari, anche e più dei professionisti: già, perché i freelance, cioè coloro che si definiscono così, hanno accettato la parola libertà. Chi ha deciso di chiamarsi professionista ha invece puntato sulla presunta autorevolezza che quella definizione sembra attribuire a chi la porta.
I freelance sono necessari perché sperimentano un modo di vivere e lavorare che potrebbe essere un modello buono, se non per tutti, almeno per molti esseri umani.
Il freelance ha in mano la propria vita e la propria carriera: è responsabile dei propri fallimenti e dei propri successi. Cresce con il crescere della propria carriera, ogni giorno di più, dovendosi occupare di tutti gli aspetti della sua professione.
Sono tante le cose da fare, tanti i rospi da ingoiare, ma in cambio c’è sempre il cielo azzurro, limpido e aperto della libertà. In cambio della fatica c’è il volo libero.

Non è male.

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5 qualità che un freelance dovrebbe coltivare

Ho pensato allora a 5 qualità che secondo me vanno assolutamente sviluppate quando si è freelance. Sono qualità che non vengono in mente subito, sembrano precetti inutili, ma non lo sono: esercitare queste 5 qualità nell’essere freelance ci può rendere molto più consapevoli delle nostre forze e migliorare il nostro futuro.

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Ho preparato un mini poster da stampare e tenere sempre in vista per non dimenticare mai di pensare al valore della propria scelta di freelance.5qualita-freelance-icoVi chiedo solo di ricambiare con un Tweet o lasciandomi il vostro indirizzo mail.

Please provide your name and email address for your free download.

 

 

 

 

 

 

1. Godersi l’adesso
Il freelance riesce a godersi l’adesso, cioè il momento che sta vivendo. Sa che sta lavorando per sé, per la costruzione del proprio futuro e dei propri obbiettivi. Si può gustare tutta l’essenza del suo lavorare. Ogni gesto della sua attività professionale è rivolto alla costruzione della propria carriera. Ovviamente vale anche il contrario, cioè che ogni azione sbagliata, irosa, stupida che prendiamo può condurci alla distruzione della nostra carriera…
La cosa fondamentale è vivere ogni momento con la consapevolezza che è importante per il nostro obbiettivo professionale (perché avete un obbiettivo professionale, vero?).

2. Lasciarsi ispirare
L’ispirazione è una cosa che crediamo sia donata solo agli artisti o ai più grandi: la notizia è che l’ispirazione è disponibile per tutti, creativi o no che siano.
Lasciarsi ispirare significa permettere alle idee di svilupparsi, cancellarsi, vivere, morire nella nostra mente fino a che non riusciamo ad aprirci alla vera ispirazione, cioè a quella azione che porta una svolta positiva ai nostri processi. E quando arriva, lo sentite, perché vi farà stare subito molto meglio.
Afferratela e agite!

3. Non temere di chiedere molto
L’assunto è che tutti meritiamo di più di quello che abbiamo. Non ci sono scuse per il mondo: tutti meritiamo di più e possiamo anche permettercelo. Quindi non dobbiamo temere di chiedere molto, moltissimo, alla nostra attività e puntare sempre in alto. E soprattutto non dobbiamo credere a quelli che ci dicono che non ce la faremo o che tutto è troppo difficile: semplicemente non ascoltateli!

4. Evolversi

Evolversi è molto importante: dobbiamo cercare sempre un’evoluzione. In noi stessi, nel nostro lavoro, nel modo in cui ci rapportiamo con gli altri (ad esempio con i clienti). Mai fermarsi, mai smettere di imparare e di crescere. In questo precetto ci deve essere anche la voglia di sperimentare e di superare i propri limiti, uscire dalle zone di conforto e partire all’esplorazione di nuovi mondi.

5. Aiutare gli altri ad evolversi

L’evoluzione di noi stessi non è così utile se non si evolvono anche quelli che ci stanno intorno. Quindi l’ultimo precetto è cercare di diffondere quello che abbiamo imparato, mostrare i risultati della nostra crescita e far venire voglia anche agli altri di evolversi. Aprite un blog, scrivete mail coinvolgenti, diffondete le cose nuove che scoprite su Facebook, scriveteci un libro: tutto va bene per comunicare le vostre nuove conoscenze.

In conclusione, ogni precetto in realtà si può riassumere in 5 azioni da intraprendere anche subito:

  • organizzare e gustarsi il proprio tempo (non solo il tempo del lavoro, ma imparare la gestione delle pause, dei momenti di relax e di gratificazione);
  • lavorare sempre per ottenere il meglio: non sprecarsi in cose che non ci piacciono;
  • ambire e credere in se stessi prima che gli altri credano in noi;
  • leggere, informarsi, frequentare workshop, seminari, lezioni e applicare subito quello si impara;
  • diffondere sempre quello di buono (e di cattivo) che si impara, cercando di essere utili agli altri.

Ad esempio, io spero che questo articolo possa esservi utile: i freelance sono davvero un patrimonio da valorizzare!

Evviva i freelance!

PS: mi accorgo che quando parlo di freelance mi vengono sempre fuori 5 punti: meno di un anno fa avevo individuato i 5 passi per diventare freelance davvero felici e anche oggi scrivendo sono arrivato a 5 cose…
Sarà che cinque sono le dita della mano e così è più facile contarle e memorizzarle? Forse sì.

 

 


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